Al giorno d’oggi, data la sua elevata incidenza nella popolazione generale, non solo nella cosiddetta “terza età”, l’artrosi dell’anca è una problematica che riveste una importanza notevole.

Da vari decenni, ormai,  il trattamento finale cui, spesso, sono destinati ad andare incontro i tanti nostri pazienti  affetti da coxartrosi è quello protesico. Grazie al miglioramento dei materiali degli impianti protesici ed a tecniche chirurgiche sempre più precise, i pazienti sono, nella stragrande maggioranza dei casi, molto soddisfatti.

Da pochi anni abbiamo iniziato ad effettuare interventi di sostituzione protesica dell’anca utilizzando una via d’accesso chirurgica considerata estremamente mini-invasiva, ovvero la via d’accesso anteriore. Il concetto di mini-invasività non deve essere inteso per la lunghezza dell’incisione cutanea (che è, comunque, molto piccola), bensì per il minimo “insulto” che viene causato ai tessuti muscolari.

In estrema sintesi, si potrebbe dire che l’impianto di una artroprotesi d’anca per via anteriore avviene  passando tra tessuti che vengono tutti divaricati, non incisi come nelle vie d’accesso tradizionali. Questo comporta una netta riduzione del dolore post-operatorio, minori perdite ematiche, un più facile e più veloce iter riabilitativo.

Per questi motivi, io cerco di proporre la via d’accesso anteriore al più gran numero di pazienti candidati ad intervento di sostituzione protesica dell’anca, ferma restando la assoluta ed imprescindibile necessità di una attenta valutazione clinica e radiologica per poter applicare la tecnica migliore per il singolo paziente, poiché talvolta, dato che “non siamo tutti fatti allo stesso modo”  , la via d’accesso chirurgica tradizionale potrebbe essere la scelta più corretta.

Dott. Andrea Carraro
Specialista in Ortopedia e Traumatologia