Le tireopatie rappresentano le affezioni endocrine più frequenti. L’impatto sulla popolazione generale è enorme: circa il 50 % dei soggetti apparentemente sani sono portatori di alterazioni micronodulari tiroidee, il 15% hanno un gozzo palpabile, il 10 % ha una qualche alterazione della funzione tiroidea, il 5% delle donne ha un ipo o ipertiroidismo clinicamente manifesto.

La tiroide è una ghiandola endocrina posta nella regione anteriore del collo. Il suo compito è quello di sintetizzare e produrre l’ormone tiroideo le cui azioni sono estremamente ampie e vanno dallo sviluppo del sistema nervoso centrale, all’accrescimento corporeo, al controllo di numerose funzioni metaboliche. Possiamo dire che la tiroide regola il numero di giri di numerosi motori del nostro organismo. Come molti altri organi anche questa ghiandola può andare incontro a infiammazioni, infezioni e raramente, per fortuna, tumori.

Il gozzo è la patologia più frequente ma non è l’unica che riguarda la tiroide, vanno, infatti, considerate anche gli iper e gli ipotiroidismi, il cancro alla tiroide e la tiroidite di Hashimoto, i cui numeri sono inferiori ma ugualmente significativi.

La disfunzione tiroidea più comune è l’ ipotiroidismo, che insorge allorquando la ghiandola non è in grado di secernere l’ormone tiroideo in quantità sufficiente, mentre si parla di ipertiroidismo quando la tiroide produce ormone tiroideo in eccesso. In tali condizioni, con un’adeguata terapia, i pazienti possono condurre una vita assolutamente normale e attiva. Queste disfunzioni ghiandolari possono accompagnarsi ad aumento di volume diffuso della tiroide (gozzo) e alla presenza di formazioni nodulari.
Un importante capitolo delle malattie della tiroide è quello delle tiroiditi, un processo flogistico che interessa la ghiandola con una genesi su base autoimmunitaria o, più raramente, batterica; più frequente nelle donne è spesso causa di ipotiroidismo.
Per quanto riguarda le malattie focali, i noduli più comuni sono rappresentati da quelli che insorgono sul gozzo in aree di endemia gozzigena (noduli gozzigeni e iperplastici), gli adenomi che possono essere normofunzionanti o iperfunzionanti (noduli autonomi o tossici che configurano uno stadio di ipertiroidismo) e i molto più rari noduli neoplastici maligni (carcinomi differenziati, midollari e anaplastici).
In caso d’insorgenza di una disfunzione tiroidea lieve, i pazienti spesso non mostrano sintomi evidenti e, di conseguenza, non sono consapevoli delle proprie condizioni. Per quanto si tratti di una disfunzione lieve, se non curata, può progredire e mostrare sintomi più evidenti. Ecco alcuni segnali e sintomi tipici:
Ipotiroidismo: stanchezza, affaticabilità, perdita dei capelli, variazione dello stato dell’umore, difficoltà a deglutire, pelle secca, intolleranza al freddo.
Ipertiroidismo: nervosismo, ansia, alterazioni del ritmo sonno-veglia, dimagrimento, disturbi alla vista, irregolarità mestruali, intolleranza al caldo, aumento del volume ghiandolare (gozzo).
Una volta accertata la presenza di un nodulo tiroideo con le indagini più comuni (ecografia, test ormonali ed, eventuale scintigrafia) bisogna rivolgersi a un medico specializzato nella diagnosi e cura dei noduli tiroidei. In molti casi, l’approccio specialistico prevede l’esecuzione di un esame citologico con agoaspirato ecoguidato, e lo specialista, in base ai risultati, decide la strategia terapeutica più idonea.
In conclusione possiamo affermare che sono oggi disponibili numerose modalità di indagine di laboratorio e strumentale, nonché diverse opzioni terapeutiche, che consentono allo specialista di individuare il percorso più corretto e meno indiscriminato per la gestione clinica del paziente tireopatico.

A cura del Dott. Vincenzo Sforza
Internista ed Endocrinologo